Progetti in solidarietà
“Adozione a distanza di bimb3 di Gaza”
Sabato 24 gennaio 2026 ore 16, presentazione del progetto gestito in loco da Al Najad associazione di donne palestinesi di sinistra con: pasti caldi, cura e conforto, giochi e canti, distribuzione di acqua potabile. Partecipazione all’incontro di una esponente di Anbamed Apse testimonianze dell’esperienza di adozione a distanza.
![]() |
![]() |
Intervento di Asmaa Khaled Al-Hasanat letto durante l’incontro
Buona sera a tutte voi, grazie per il vostro impegno di solidarietà con la causa di Gaza.
Sono Asmaa Khaled Al-Hasanat, direttrice dell’Associazione Al-Najdah. La nostra è un’associazione della società civile che è impegnata a prestare servizi e organizzare le donne e volge molta attenzione ai giovani ed ai bambini. Il nostro intervento ha subìto una radicale trasformazione a causa dell’aggressione in corso. Viviamo una situazione terribile che si è rispecchiata negativamente sulla vita di tutti e tutte.
I nostri programmi sono cambiati. Adesso hanno principalmente un ruolo di assistenza e cura, ma sono sempre rivolte alle donne, ai minori ed ai bambini. Agli strati più deboli della società. I nostri programmi di formazione e autovalorizzazione di genere, sono diventati prevalentemente di soccorso e di attenzione all’educazione psicologica dei giovani e bambini.
Le donne sono state colpite particolarmente dall’aggressione. Dall’ottobre 2023, ci siamo trovate di fronte ad un compito molto più difficile rispetto al passato. I nostri programmi sono stati rimodulati per far fronte al disagio sociale delle donne, per interventi di recupero del proprio nuovo ruolo in una realtà d’emergenza, con nuovi bisogni psicologici, sociali e economici.
I progetti sono realizzati grazie alla solidarietà internazionale ed in particolare dalla sezione di Al-Najdah negli Stati uniti, che ha finanziato molte delle attività. Abbiamo svolto attività rivolte alle donne in tutte le realtà gazzawi, da nord a sud della Striscia. Argomento centrale del nostro intervento è l’autodifesa femminile dalla violenza e dalle molestie e come far fronte alle condizioni di bisogno con dignità e solidarietà.
Poi, nelle condizioni di povertà e bisogno economico, per effetto del blocco e aggressione (israeliane), ci sono difficoltà anche a risolvere gli aspetti igienici che una adolescente affronta per la prima volta. Per questo motivo, oltre agli incontri educativi su come agire in casi di arroganza maschile o sfruttamento del bisogno della donna, abbiamo anche distribuito kit per l’igiene. Un kit che oltre ai prodotti d’igiene contiene anche prodotti non usa e getta, ma di stoffa riutilizzabili. Ricordo che gli sfollati sono scappati dalle loro case sotto i bombardamenti lasciando tutto. Alcuni sono usciti soltanto con i vestiti che avevano addosso.
Gli incontri hanno focalizzato gli aspetti sociali e psicologici, prodotti per gli effetti della guerra, dall’esodo, al vivere in una tenda senza privacy, alle preoccupazioni per il futuro e per i propri figli.
In questi giorni anche la pioggia ci è nemica.
In ogni campo di sfollati, alle partecipanti alla fine della discussione vengono offerti i kit, che sono sufficienti per coprire un consumo di circa un mese – un mese e mezzo. Ci stiamo adoperando per garantire future forniture in tutti i campi di sfollati, per non far dipendere il bisogno della donna alle condizioni del mercato o al dover rinunciare. Questo aspetto potrebbe apparire secondario, ma ha un effetto devastante dal punto di vista psicologico per una donna.
Un altro filone di intervento è dedicato ai bambini: istruzione, eduzione e protezione psicologica. Come credo ben sappiate, a Gaza sono stati persi tre anni scolastici. I nostri bambini hanno perso la loro fanciullezza. Hanno assunto compiti da adulti, che non si addicono alla loro età: provvedono alla ricerca di legno e cartoni da bruciare, a portare l’acqua facendo lunghe file alle fonti di distribuzione, ad aspettare i turni di distribuzione dei pasti caldi. Non hanno tempo per l’istruzione, il gioco o sviluppare i loro hoppy e interessi. Il nostro intervento mira a creare spazi per l’istruzione per non farli crescere analfabeti, educazione e soprattutto svago per sollevare il morale e ridurre i danni psicologici, che dureranno per decenni.
In collaborazione con la protezione civile diamo loro lezioni su come evitare di giocare con i corpi strani tra le macerie, perché potrebbero contenere esplosivi.
In questa fase di finta tregua, l’aggressione non è cessata, ma soltanto diminuita di intensità. Abbiamo più spazio per dedicarci ai corsi di insegnamento scolastico. Purtroppo, in questi tempi sono stati presi di mira molti gruppi di giovani e bambini che frequentavano la scuola (dell’ONU). Abbiamo tentato di ridurre il danno, preventivamente, con l’organizzazione di piccole classi.
Un altro tema che abbiamo affrontato in modo serio è l’autodifesa delle donne e in particolare delle ragazze adolescenti, dalle molestie insidiose che sfruttano il bisogno. Non è un fenomeno di massa, ma anche se marginale, le ragazze vanno corazzate con una capacità di opporsi e denunciare.
Il problema serio e più diffuso, invece, è la violenza fisica in famiglia. Questo è anche il risultato della violenza dell’occupazione. Ci sono effetti dell’aggressione militare che sono devastanti sui corpi, con uccisioni, ferite e amputazioni; ma ci sono anche effetti psicologici e comportamentali di reazioni violente non controllate.
Ci sono dei casi di ragazze di 18 anni appena sposate che sono diventate vedove. Il nostro intervento in tali casi è di fornire alla donna gli strumenti di conoscenza e di consapevolezza delle proprie capacità e punti di forza, per non cedere al potere del maschio della famiglia. Il supporto psicologico in questi casi non è sufficiente, se non è accompagnato anche da un sostegno economico.
A Gaza tutti i servizi pubblici di previdenza sociale sono in difficoltà. Il nostro ruolo, anche se su un numero limitato di casi, nel mare dei bisogni, è importante.
Nello sconvolgimento totale di tutte le istituzioni sanitarie a Gaza, a causa degli attacchi deliberati al sistema sanitario, non è facile districarsi sui servizi di psicoterapia. Molte persone sfollate vivono in condizioni di dispersione, depressione e disperazione; anche per la mancanza di conoscenza dei servizi nel luogo di sfollamento.
Il mutuo soccorso in questi casi è fondamentale. Nei nostri incontri facciamo rafforzare il senso della corresponsabilità nella custodia dei bambini, tra le donne nello stesso campo. Sono affetti abbastanza radicati nella società, ma è importante esplicitarli e farli sentire presenti anche nell’animo di chi ha il bisogno. La riluttanza a chiedere, per dignità, molte volte causa danni.
Nel nostro piccolo, grazie alla sponsorizzazione finanziaria che arriva da gruppi di sostegno sparsi in tutto il mondo, contribuiamo alla resilienza di molte donne vedove che accudiscono 2-3 figli e figlie e senza lavoro.
Siamo tutti poveri. Anche chi aveva condizioni di lavoro e stava economicamente bene prima dell’aggressione, ha finito tutti i risparmi. Il nostro intervento è una goccia nel mare dei bisogni.
Ci sono dei casi di donne che hanno il marito in tenda ma ferito o amputato e non hanno nessun reddito. In un sistema previdenziale crollato, l’assistenza degli ultimi diventa anche un’opportunità di riscatto per un ruolo di responsabilità riconosciuto, alla donna, in famiglia.
Il nostro intervento di prendere cura ed accompagnare per mano le donne che assumono un ruolo di guida nella famiglia è mirato anche a far sì che loro si rendano consapevoli della necessità del risveglio di genere.
Il lavoro concreto di fornire pasti caldi, distribuire l’acqua potabile e pacchi-spesa sono solo l’aspetto visivo del nostro contributo, ma non è un’attività di elemosina, è la preparazione materiale per garantire alle donne una presa di coscienza.
La cooperazione tra tutte le organizzazioni della società civile di Gaza è il nostro punto di forza. La solidarietà internazionale, politica e materiale, è fondamentale per rafforzare la nostra resilienza. Il lavoro dal basso di molti comitati e gruppi, come il vostro, sono la forza che ci permette di stare in piedi, a testa alta.
Grazie ad Anbamed e all’associazione culturale Mediterraneo che sono il punto di giunzione con voi. Scusatemi se ho prolungato troppo il mio discorso, ma ho voluto chiarire le difficoltà che viviamo sotto l’occupazione, blocco e bombardamenti.
Grazie a ciascuna di voi per l’ascolto e la solidarietà.




