NON VOGLIO MICA LA LUNA

MEDUSE NON VOGLIO MICA LA LUNA

laboratorio teatro donne
condotto da Fulvia Lionetti

NON VOGLIO MICA LA LUNA si determina permanente, privata, accogliente, autogestita è una zona che si rigenera e dilata continuamente sfuggendo a categorie produttive, dove si incoraggia una ricerca che sposta l’attenzione dal pubblico all’attrice stessa, facendo quest’ultima soggetto d’indagine attraverso il teatro.
Qui lo sguardo del pubblico però ancora non controlla.
Meritiamo tempo per andare in scena, ora è necessario farla nascere e non ancora rappresentare.
Non siamo impazienti di conoscere la fine, di trarre le conclusioni, ci interessa invece la pratica, l’allenamento quotidiano, mettere alla prova la narrazione spostando la riflessione, lontano da relazioni e prospettive abitudinarie.
Uno spazio vivo, meglio una casa dove poter tornare, lavorare, allestire ed incontrare, dove realizzare visioni e costruire relazioni: concreta, affaticata, abitata e mai trascurata.
Il lavoro dell’attrice è prima di tutto e più di tutto un lavoro su se stesse.

Siete tutte invitate a partecipare, la possibilità di accedere al laboratorio rimarrà aperta e flessibile.

tutti i martedì  dalle 20,30 alle 22,30, per la durata di 6 mesi

339 1014503 fulvia lionetti    fulvialionetti@yahoo.it facebook.com/nonvogliomica.laluna

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Quando una donna si può rappresentare, io canto la musica migliore che ho nel cuore. A.M.

Non voglio mica la luna è una laboratoria di teatro nata nel 2008 da un’idea di Fulvia Lionetti, attrice e dottoressa in Discipline del Teatro, che ha deciso di concentrare la propria ricerca artistica attribuendo alla rappresentazione teatrale il valore di quel luogo in cui manifestare il proprio corpo politico di donna contemporanea: palcoscenico di una manifestazione necessaria. Il lavoro ha come intento principale quello di avvicinare le donne, attraverso il linguaggio teatrale e il processo creativo che regge una messa in scena, ad una ricerca il più possibile originale e partecipata di se stesse e della memoria condivisa, attribuendo importanza alla propria vocazione teatrale come strumento di rappresentazione altra rispetto ai modelli imperanti.

Non voglio mica la luna vuole valorizzare un pensiero differente, coniugando teoria e prassi, rimettendo a fuoco la questione dell’auto-rappresentazione dell’immaginario femminile. Fondamentale è dunque la fonte di riferimento che mette in moto un processo culturale ad ‘alto quoziente di libertà’.

Il romanzo di Paola Masino (Pisa 1908 – Roma 1989) Nascita e morte della massaia, farà da traccia alla ricerca.  Il libro scritto tra il 1938 e il 1940 è stato definito da Masino stessa il “libro maledetto”: censurato dal fascismo, bruciato nello stabilimento Bompiani, colpito da un bombardamento. Nel ’45 finalmente vede la luce. Con una scrittura vibrante e ibrida,  Paola Masino traccia il profilo metafisico e surreale di un femminismo ante litteram, è una riflessione sull’esistenza vana e superficiale a cui è costretta la donna e sul ruolo che le è riservato dalla società. Studieremo chi è la massaia e le sue scelte, le sue parole, i suoi incontri. Il personaggio narrato da Masino è una donna fatale, rivoluzionaria, a cui viene imposto un vivere civile fatto di regole, credenze, ruoli dal carattere asfissiante. Eppure l’intera vicenda viene narrata con estrema ironia e leggerezza. Il legame con la natura primordiale diventa un luogo in cui trovare senso.

MEDUSE è la storia di una ribellione; da un’infanzia vissuta distesa in un baule, tra muffa, polvere, brandelli e oggetti di scarto, “catalogando pensieri di morte”, la giovane donna, di cui si tace il nome, viene iniziata alla vita adulta, complice la madre. Si adatta a recitare una parte, quella della massaia, consacrata al matrimonio. MEDUSE è una ricerca in un reale che non ha proprio la forma di  una felice promessa d’amore.

C’era una volta una bambina polverosa e sonnolenta: è tempo di raccontare ancora questa favola.

Il lavoro privilegerà la relazione corale.

Dal baule esalava un odore di selva e rovine
entro cui la bambina si formava.
P.M.

Siamo convinte che il sesso ha costituito, e continua a costituire, una categoria fondamentale per un’organizzazione della cultura il cui criterio dominante favorisce spesso gli uomini rispetto alle donne. Pertanto ci avvaleremo esclusivamente di opere di donne alla ricerca di una dissonanza con l’esterno, di una stanza tutta per sé che contenga il proprio bisogno di creare, di fare e ricordare con emozione.

Pervase

da un feroce desiderio

di indipendenza.

L.B.

SVOLGIMENTO